Antiche sono le origini di Oviglio.
Certamente abitato dalle popolazioni liguri, passò successivamente con altre terre della Liguria sotto il dominio romano.
Peraltro, grazie ad una recente campagna di scavi attuata dalla Sovrintendenza ai Beni Archeologici del Piemonte nella parte di territorio confinante con il Comune di Alessandria, pare si possa confermare che Oviglio ha origini ben più antiche di quelle sopra citate.
Il nome di Oviglio, che attraverso i secoli ha subito pochi ritocchi ( Oville, Ovilia, Uvilia, Uviliis, Oppidum Uviliarum) fa ritenere, dalla maggior parte degli storici alessandrini, che i suoi antichi abitatori si dedicassero alla pastorizia.
Quando i carolinghi smembrarono l’Italia in contee e marche, Oviglio fu capoluogo di un contado concesso in feudo al Monastero di San Pietro in Ciel d’Oro di Pavia, feudo confermato dall’Imperatore Ottone I nel 962 e confermato dai successori.
Nuclei familiari di Oviglio parteciparono alla fondazione di Alessandria, come riferisce lo Schiavina nei suoi Annali.
Nella “civitas Nova” confluirono le famiglie Dal Pozzo, Gorreta, Lanzavecchia e Rossi.
Nel 1367 Oviglio cadde sotto Dominazione Viscontea e nel 1404 venne preso e distrutto dalle truppe di Facino Cane.
Dopo alterne vicende di dominazioni feude, nella seconda metà del XVIII secolo Oviglio divenne signoria della marchesa Solaro Marianna di Govone nata Perboni, deceduta nel 1823 e sepolta nella chiesa dei SS. Felice e Agata come indica una lapide sepolcrale sistemata all’esterno della chiesa stessa.
Del feudo fu poi investita la Regina Maria Cristina di Borbone , vedova del Re Carlo Felice, ragione per cui la residenza divenne “CASTELLO REALE”.
Successivamente passò alla nobile famiglia dei Calcamuggi: di quest’ultima è lo stemma che ancora oggi campeggia sui due ingressi del maniero.
Oviglio diede i natali a due illustri cittadini: padre Filippo Ferrari, priore generale dell’ordine dei Servi di Maria, docente di matematica e astronomia presso l’Università di Pavia, fondatore del convento di S.Agata (1606) di cui ancora oggi è visibile l' edificio sul colle omonimo; e un discendente della casa Perboni, Gerolamo , nato intorno al 1464 e morto ottuagenario, che pubblicò sue personali considerazioni di argomento morale e religioso sotto il titolo di “Opus Oviliarum”: copia del volume è conservata presso la biblioteca civica di Alessandria.
Lo stemma del Comune richiama quello della famiglia Perboni ed ha la seguente blasonatura:
nel I° bandato d’oro e di rosso, di sei pezzi; nel II° di azzurro alla banda di argento, accompagnato lateralmente da due stelle ; al capo d’oro, caricato di un’aquila di nero coronata di oro.
Sopra, la corona marchionale col motto Perboni:
Si ringrazia per la gentile collaborazione il